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23 luglio 2015

Non ho memoria di estati tetre come questa.

La città mostra il suo volto di morte e violenza, di incuria giustificata dall'afa incessante. Le carcasse degli uccelli marciscono negli angoli maleodoranti di piscio cotto dal sole.

Sudate anime in pena arrancano e strisciano, braccando i fantasmi della Dolce Vita tra cumuli di immondizia e vapori mefitici.

E' il momento di liberare gli istinti più bassi, più lubrici, nella luce accecante, che offre riparo ai carnefici e rende nude le vittime. E' il momento, per i cacciatori, di sfoderare lo scalpello di carne malata  che portano nelle mutande e di uscire, nell'asfissiante splendore, alla ricerca di prede.

Gli sguardi lascivi di squallidi individui, i commenti spinti sussurrati a mezza bocca, i gesti ambigui, la tracotanza maschile imposta senza pudore. Il cazzo-trapano che ronza e freme per uscire e assolvere al proprio dovere, ché sono le donne, le ragazze, le bambine a chiedere che ciò avvenga.

Sono le prede che, respirando, si compiacciono di essere tali.



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