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12 giugno 2015

Buchi.

Si annaspa nella colla del quotidiano.
Situazioni agglutinanti, vacue prospettive.

Le persone somigliano alle sagome del tiro al bersaglio

appese a fili, che scorrono via piene di buchi per lasciare spazio ad altre sagome.

Nell'incavo del braccio destro porto ancora i segni -ma io non sono mancina- due piccoli solchi in corrispondenza delle vene, come tracce dei canini di un vampiro. O lievi bruciature.

La pelle è tenera e brillante, in quei punti. Le vene, sotto, palpitano.

(Monumento = sost. m. s.: dal latino monumentum, "ricordo", sostantivo derivato dal  verbo monère, "ricordare").






E ancora quella sensazione di nuotare in una palude di melassa. 

Mi siedo, guardo, aspetto.