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4 dicembre 2011

Ti cerco, ti cerco per tutte le stanze di casa tua (nel sogno il corridoio è lunghissimo, molte porte in fila, io busso a tutte), la festa è finita da poco, l'ultimo disco gira muto sul piatto, continuo a chiamarti, gli invitati se ne vanno, sotto la pila di giacche e cappotti nell'ingresso ho trovato un fagotto di stracci scosso da sussulti. Dentro c'è quella che sembra una piccola scimmia. Un neonato tremante, la minuscola faccia da alieno venata di grinze scure, afono. Una ragazza dal muso sfatto scuote la testa spaventata quando le chiedo se è suo. Un tipo biondo con la faccia butterata mi guarda con sospetto mentre cerco di rifilargli il fagottino ansante. Nel frattempo urlo disperata il tuo nome, sono andati via tutti, voglio sapere a chi appartiene quell'omuncolo, non lo voglio tra le braccia, non lo voglio addosso con quel ghigno raggrinzito, mi risponde una voce femminile, arcigna mi dice che adesso non puoi rispondermi che sei occupato hai da fare. Con il fagottino in braccio mi avvicino alla porta da cui proviene la voce, sento solo respirare pesantemente, la porta è chiusa a chiave, continuo a insistere, finalmente mi apri, sei nudo e un pò scocciato, mi rispondi che no, non fa parte della casa quell'oggetto, che qualcuno deve averlo lasciato per sbaglio, o che forse è mio, e devo smettere di bere e dimenticarmi le cose. La voce arcigna di prima ti reclama, e tu mi cacci senza troppi complimenti con il mio fardello marziano.

L'ultima cosa che ricordo sono le tue dita fredde sulla mia schiena.


-lei esaminava stupefatta il proprio ventre, misurandone la temperatura con un termometro d'argento.
"Non crescerà mai niente qui. Troppo caldo. E tu sei arida come un melograno appassito." Le aveva detto zia Chlamidia, in un giorno di vento lontano lontano-

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