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26 maggio 2011

Allo scoccare del mio ultimo anno con il due davanti, mi accingevo a tornare nell'immobile città ventosa; appoggiata alla balaustra verniciata di bianco del traghetto, autentico pezzo di modernariato galleggiante, la guardavo stagliarsi all'orizzonte, delinearsi poco a poco nella foschia, quasi civettuola nel suo svelarsi piano. Potevo riconoscere le sagome delle chiese, incastonate tra i palazzi come gemme preziose. Maldestra eroina errante, compivo il mio nòstos, senza cannocchiale cercavo di avvistare la fera, l'orca d'arrighiana, con la furia degli At The Drive In nello stomaco.
Allo scoccare del mio ultimo anno con il due davanti, ho ripreso la strada di casa, della prima casa in cui ho vissuto, e com'è breve il corridoio adesso, e com'è meno arcigna la faccia di mia nonna, che indossa un pettine di aghi 11 gauge, e una vestaglia scarlatta con un bottone per il lutto.
Allo scoccare del mio ultimo anno con il due davanti, sono andata a farmi fare letteralmente la festa, a piagnucolare di commozione davanti a una torta gelato al gusto giusto, a riempirmi le narici dell'odore del buio denso di cicale e gelsomini, correndo addirittura il rischio di essere contenta.

1 commento:

MJC ha detto...

La fine di maggio nell'isola dovrebbero inserirla nei beni patrimonio dell'unesco, insieme alle sbronze felici senza il mal di testa mattutino e ai lunedì di vacanza.