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16 settembre 2010

À Rebours - A ritroso.

Due mesi fa, il 16 di luglio, vedevo finalmente l'Iguana in concerto, dopo anni di vagheggiamenti sospirosi;

tre mesi or sono, invece, il 16 medesimo, prendevo possesso di questa camera con vista sulla via dal nome esotico e accattivante di Tor de' Schiavi, avamposto della coatta periferia romantica romana; tutt'ora convinta che mai pensata fu più felice nella mia breve vita che abbandonare a tempo indeterminato il nido familiare, calpestando a piedi nudi le strisce che il sole settembrino dipinge sul parquet, mi crogiolo sospesa nell'attesa dell'autunno profumato di zenzero e ozono;

a maggio, sempre il 16, compivo gli anni: qui, per la gioia dei miei dodici lettori e mezzo, il resoconto di un compleanno, che a rileggere adesso gli appunti messi giù durante il viaggio di ritorno da Torino, sembra anche divertente:

La prima sera, festa di un'importante casa editrice al circolo del canottaggio. Il posto è molto bello, la terrazza, che affaccia sul fiume, stracolma di gente. La mia amica mi indica le illustri personalità presenti al party: c'è il premio Strega dell'anno scorso, l'editor che lavora lì, la correttrice di bozze che invece lavora là, il quasi premio Campiello di quest'anno, quella scrittrice, quell'altro scrittore, l'autore di quella trasmissione tanto impegnata. Mi sento fuori posto da subito, la selezione musicale non mi aiuta, un classicone via l'altro mixati in modo dozzinale, tipo festa nella palestra del liceo, ma la folla di giovani scrittori e creativi accoglie ogni pezzo in modo entusiasta. Il cocktail annacquato, pagato profumatamente che tengo in mano e centellino per avere qualcosa da fare mi aiuta ancor meno, ci vorrebbero litri di questa roba per anestetizzarmi. Mi guardo intorno nella sala in stile liberty. Dal soffitto pende la riproduzione dello scheletro di un ittiosauro, residuo di una mostra di scienze naturali. Me lo immagino ricoprirsi lentamente di carne, i muscoli avvolgere le ossa di plastica, la pelle fiorire sulla carne e ricoprirsi di squame, come in un racconto di J.R.Lansdale, immagino che cali dal soffitto, liberandosi dei fili che lo tengono appeso, avventarsi sulla folla danzante, su questo guazzabuglio di saccenza e ignoranza, sulla danarosa testa di cazzo con l'Unità in tasca, sulla ragazza con gli occhiali che mi ritrovo dietro a ogni passo, esaltatissima quando mettono un pezzo di Britney Spears che coverizza Joan Jett, l'ittiosauro si avventa con la sua rinnovata energia sui gruppetti di neolaureati del DAMS, sulle frigide bellezze in lanacotta e sui loro laidi insegnanti a caccia di sorca fresca, l'ittiosauro nuota nell'aria, menando fendenti con la coda possente, sbranando diafane carni di intellettuali piemontesi, ma lo sai che somigli a Philip Seymour Hoffmann? e chi è, mi chiede con candida ignoranza l'aspirante sceneggiatore teatrale in trasferta da Firenze, è quello del film su Truman Capote, e chi è Truman Capote, mi fa sgranando gli occhioni innocenti, ma non faccio in tempo a spiegarglielo che l'ittiosauro sta già sgranocchiando la sua testa come il guscio di un'arachide, le urla cominciano a sovrastare il frastuono della musica, mi pare di riconoscere "Violet" delle Hole, che non sentivo almeno da otto anni, i grugniti di giubilo dell'ittiosauro fanno da controcanto al ringhio isterico della signora Cobain, mentre la festa di sangue va avanti.

Seconda sera, continua la mia incursione nel mondo cultural-vip. La festa questa volta è di una famosa scuola di scrittura, "in combutta" con una famosa casa editrice. Ovviamente presenziano il famoso scrittore A. B., nonchè preside della succitata scuola, che viene accolto dai flash dei fotografi mentre si fa strada tra due ali di discepoli adoranti, lo scrittore A. S., che con aria spaurita da agorafobico ( si sa, le turbe psichiche in certi ambienti acchiappano più del portafogli gonfio) si aggira evitando accuratamente il centro della pista dove impazza una selezione musicale anche peggiore della sera precedente, lo scrittore F. G., che ha fatto incetta di premi, e non risparmia di battezzare le nostre preziose scarpette tacco 12 versandoci sopra mezzo bicchiere di rum e coca. Dopo quattro stanche chiacchiere giungo alla conclusione che i futuri premi Pulitzer che frequentano la prezzolata scuola di cui sopra non capiscono un benemerito cazzo di musica, nè tantomeno di letteratura. In pista, tutti impazziti per il Piotta. Carpisco frasi smozzicate di laude sull'ultima fatica di Saviano. Nel frattempo, annientata dalla pochezza in cui sguazzo decido di rimettermi a fumare, compio ventotto anni, spendo un capitale per raggiungere qualcosa che somigli vagamente a uno stato d'ebbrezza, maltratto un aspirante giornalista che vuole fare il simpatico, tremo al pensiero di ciò che mi aspetta l'indomani.

Libri come pentole in bella mostra negli stands delle case editrici. Non manca nessuno. Nino d'Angelo allo stand di Castelvecchi presenta la sua autobiografia. Una ragazzina piange per l'emozione di incontrare il suo idolo. Saviano scortato riesce persino a sorridere per la gioia dei suoi sostenitori, che gli urlano parole di incoraggiamento mentre lui incede con quell'aria da eroe della Verità. Non so per quale motivo sono qui.




E' il 16 settembre. Compleanno di mia madre. L'esame di storia non l'ho dato neanche oggi.



L'estate è finita, andate in pace.

3 commenti:

Zyklon ha detto...

Saviano è una figa di plastica per gli impotenti

MJC ha detto...

"Chi è Philip Seymour Hoffmann" è per domande come questa che un giorno io inventerò il lanciafiamme da borsetta

Adam ha detto...

TU dovresti scrivere, non quella gente lì... (te l'ho sempre detto..)