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31 luglio 2010

Spolpate le succose primizie dell'euforia, i quadrati vennero tutti rimessi al loro posto dalla pioggia. "I lucchetti si ammonticchiano, adesso" considerò la lemure cigolante, con la sua vocetta preoccupata.
Aveva fatto presto lei, a liberarsi dalle lamiere sibilanti che le tormentavano i polsi, da brava prestidigitatrice qual'era. Non le rimaneva che un'opzione filiforme, la via d'uscita gocciolante. Oltre alle sottane delle cortigiane che la aspettavano al di là della Prova.

Mentre il dottore preparava la dose giornaliera di ultrasuoni -tempo che danza come un sultano impazzito- lei esaminava stupefatta il proprio ventre, misurandone la temperatura con un termometro d'argento.
"Non crescerà mai niente qui. Troppo caldo. E tu sei arida come un melograno appassito." Le aveva detto zia Chlamidia, in un giorno di vento lontano lontano.
Zia Candida assisteva silenziosa, facendo giardinaggio pubico a tempo perso.
Sabbia ocra andava posandosi ovunque, come a voler cancellare tutte le cose, e i cani ululavano insultati dalla pressione, e lei quel giorno lo aveva appeso ben saldo nel retro del proprio cervello.
Poi alla fine non successe niente, (a parte gli echi tartaglianti dei mitragliatori M-16 e qualche palma divelta dai kilometri) fu solo un grande spavento per le galline.


continua?

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