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22 luglio 2010

Perdite.

Trascorro le mie giornate districandomi tra l'otium letterario petrarchesco e il vizio secondo Andrè Gide, ammirando le gesta di bellissime fanciulle armate di giocattoli di gomma colorati che usano per sollazzarsi tra di loro, bramandone la carne rosea farcita di protesi al silicone, cercando cicatrici chirurgiche sui corpi perfetti. Nel video di stamane, Belladonna, i capelli stretti in due codini, era molto incinta e giocava con altre due ragazze. Non guardo video che includano uomini.



Quando poi finalmente mi decido a uscire di casa, sono circondata da efebi che urlacchiando mi riempiono di complimenti e fanno lingua-in-bocca l'un l'altro, giustappongono i cazzi in tiro che premono contro i jeans attillati e mi carezzano i capelli. Da sette mesi ormai, sette mesi esatti nessuno entra dentro me. Niente, tranne che lo speculum del ginecologo, canuto principe incamiciato di bianco, unico detentore delle chiavi della mia cervice. Durante l'ultima visita mi riscontra una leucorrea, niente di grave, banali perdite color vaniglia, con una cremina passa tutto, mi fa lui, gentile, paterno, forse un pò troppo paterno, mentre sceglie il cric per la vagina più piccolo a disposizione -passami uno speculum da pupetta- ordina all'infermiera ipersorridente.
Oltre a perdere succo vaginale ho anche smarrito il moleskine, depositario dei miei romantici rigurgiti pseudo-letterari, proprio quel taccuino che ci fece litigare a morte quella volta -ricordi? la pace non venne sancita sul letto, nè sul divano, nè sul tavolo della cucina nè sul tappeto del soggiorno, non in balcone protetti dai rampicanti nè in giardino nel chiarore dell'aurora- io ero offesa a morte, mi stavi dando della pavida che vive di fantasie, solo perchè osavo girare con quel coso in borsa su cui ogni tanto prendevo appunti, neologismi i miei amati neologismi! idee per soggetti che non avrei mai sviluppato, indirizzi, film da vedere, dischi da sentire, le annotazioni scrupolose dei sogni al mattino et caetera- sicuramente smarrito sul tram bruco di latta verde che si arrampica indomito verso la mia periferia già cantata da Pasolini a tempo debito, e mi immagino il raverino ketazzaro fuorisede che l'avrà rinvenuto quante risate a decifrare i miei scarabocchi.

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