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31 luglio 2010

Spolpate le succose primizie dell'euforia, i quadrati vennero tutti rimessi al loro posto dalla pioggia. "I lucchetti si ammonticchiano, adesso" considerò la lemure cigolante, con la sua vocetta preoccupata.
Aveva fatto presto lei, a liberarsi dalle lamiere sibilanti che le tormentavano i polsi, da brava prestidigitatrice qual'era. Non le rimaneva che un'opzione filiforme, la via d'uscita gocciolante. Oltre alle sottane delle cortigiane che la aspettavano al di là della Prova.

Mentre il dottore preparava la dose giornaliera di ultrasuoni -tempo che danza come un sultano impazzito- lei esaminava stupefatta il proprio ventre, misurandone la temperatura con un termometro d'argento.
"Non crescerà mai niente qui. Troppo caldo. E tu sei arida come un melograno appassito." Le aveva detto zia Chlamidia, in un giorno di vento lontano lontano.
Zia Candida assisteva silenziosa, facendo giardinaggio pubico a tempo perso.
Sabbia ocra andava posandosi ovunque, come a voler cancellare tutte le cose, e i cani ululavano insultati dalla pressione, e lei quel giorno lo aveva appeso ben saldo nel retro del proprio cervello.
Poi alla fine non successe niente, (a parte gli echi tartaglianti dei mitragliatori M-16 e qualche palma divelta dai kilometri) fu solo un grande spavento per le galline.


continua?

29 luglio 2010

Il 29 luglio del 1900

Avevo già scritto della ricorrenza due anni fa, e dei brindisi relativi ai festeggiamenti, e anche quest'anno non ho dimenticato di onorare la tradizione.

spara spara mira al cuore mira al cuore e non sbaglierai


25 luglio 2010

mammamia che orrenda

Ti guardavo oggi, mentre mi parlavi, la tua bocca pittata su uno sfondo di rumore bianco, ti ascoltavo elogiare l'Azienda, anzi non ti ascoltavo, fingevo di starti a sentire ipnotizzata da quel buco osceno che hai in mezzo alla faccia e non carpivo una sola parola delle stronzate che dicevi, tu strizzavi gli occhi nello sforzo di indottrinarmi per bene, di inocularmi il rispetto per l'Azienda, l'amore incondizionato per l'Azienda, con le ciglia impiastricciate di mascara che sbattevano come farfalle impazzite e siccome io sono quella che ha un pezzo pronto per ogni occasione, mi è subito venuta in mente quella canzone degli Skiantos che fa

23 luglio 2010

Stamattina si nuotava nella gelatina che tratteneva le parole i pensieri come quei granellini gommosi che sono dentro gli assorbenti che trattengono il sangue catameniale (Carlo Levi docet) e che costituirono la svolta nella produzione di tamponi igienici all'inizio degli anni '90. Ancora mi ricordo lo spot. Stamattina ci si muoveva a fatica in questa gelatina rappresa, e io sputacchiavo le parole che rimanevano lì, davanti alla mia faccia, sospese, e io faccio fatica a respirare nella gelatina, dovrei sviluppare delle branchie speciali, per sopravvivere in questa materia opalescente e sporca, devo trovare il modo di fare arrivare le parole ai destinatari, quei rari che capitano a tiro, mentre controluce nella nebbia oleosa e densa scorrono immagini di com'ero, come sarei potuta essere, come non sarò.

Kimberly Kane annuisce sorridente al suo aguzzino, le si formano fossette sulle guance, lui le ficca uno stralcio del vestito rosso che le ha strappato di dosso in bocca, comincia a fissarle mollette da bucato sui capezzoli, sulle grandi e piccole labbra. Kim docile, lo guarda da sotto in su, da brava schiava, ma si avverte la libido che furente le cova dentro. Io le mollette da bucato me le sento nel cervello.

onirofilm

Ieri notte, sogno terribile che mi ha inchiodata grondante di sudore al letto. Nel sogno guardavo un film ( e forse proprio questo espediente escogitato dal mio cervello mi ha salvato dall'orrore lovecraftiano in cui sarei potuta piombare al risveglio), insomma guardavo un film in cui persone venivano eliminate senza motivo apparente da un sadico maniaco. Il tutto andava avanti con violenza inaudita fino alla scena finale, in cui una famiglia tenta di scappare in macchina, ma un incidente a catena provocato dal maniaco impedisce loro la fuga. Nell'ultimo fotogramma potevo vedere copiosi schizzi di sangue riversarsi sui murales ai lati della strada, e macchine e camion in fiamme, mentre i titoli di coda iniziavano a scorrere. Il montaggio, la prospettiva delle riprese, il ritmo erano perfetti, e io di tanto in tanto da spettatrice mi trasformavo in personaggio. Ad esempio per un attimo mi sono ritrovata in un ampio garage con piccoli pipistrelli bianchi appesi al soffitto. Comunque sono grata alla mia mente per avermi evitato la parte da protagonista e avermi relegato al ruolo di semplice spettatrice. E appena in piedi ho messo su i Sonic's Rendezvous Band, che ultimamente mi piacciono tanto.




22 luglio 2010

Perdite.

Trascorro le mie giornate districandomi tra l'otium letterario petrarchesco e il vizio secondo Andrè Gide, ammirando le gesta di bellissime fanciulle armate di giocattoli di gomma colorati che usano per sollazzarsi tra di loro, bramandone la carne rosea farcita di protesi al silicone, cercando cicatrici chirurgiche sui corpi perfetti. Nel video di stamane, Belladonna, i capelli stretti in due codini, era molto incinta e giocava con altre due ragazze. Non guardo video che includano uomini.



Quando poi finalmente mi decido a uscire di casa, sono circondata da efebi che urlacchiando mi riempiono di complimenti e fanno lingua-in-bocca l'un l'altro, giustappongono i cazzi in tiro che premono contro i jeans attillati e mi carezzano i capelli. Da sette mesi ormai, sette mesi esatti nessuno entra dentro me. Niente, tranne che lo speculum del ginecologo, canuto principe incamiciato di bianco, unico detentore delle chiavi della mia cervice. Durante l'ultima visita mi riscontra una leucorrea, niente di grave, banali perdite color vaniglia, con una cremina passa tutto, mi fa lui, gentile, paterno, forse un pò troppo paterno, mentre sceglie il cric per la vagina più piccolo a disposizione -passami uno speculum da pupetta- ordina all'infermiera ipersorridente.
Oltre a perdere succo vaginale ho anche smarrito il moleskine, depositario dei miei romantici rigurgiti pseudo-letterari, proprio quel taccuino che ci fece litigare a morte quella volta -ricordi? la pace non venne sancita sul letto, nè sul divano, nè sul tavolo della cucina nè sul tappeto del soggiorno, non in balcone protetti dai rampicanti nè in giardino nel chiarore dell'aurora- io ero offesa a morte, mi stavi dando della pavida che vive di fantasie, solo perchè osavo girare con quel coso in borsa su cui ogni tanto prendevo appunti, neologismi i miei amati neologismi! idee per soggetti che non avrei mai sviluppato, indirizzi, film da vedere, dischi da sentire, le annotazioni scrupolose dei sogni al mattino et caetera- sicuramente smarrito sul tram bruco di latta verde che si arrampica indomito verso la mia periferia già cantata da Pasolini a tempo debito, e mi immagino il raverino ketazzaro fuorisede che l'avrà rinvenuto quante risate a decifrare i miei scarabocchi.

"Se pensate di essere troppo vecchi per il rock 'n' roll, allora probabilmente lo siete". Questa le chiosa dell'autobiografia di Lemmy Kilmister, il Sommo Lemmy leader dei Motorhead, il magnifico bastardo con le dita gialle di nicotina e la voce di cartavetro. Al concerto di Iggy Pop mi sono intrufolata fin davanti al palco, sgusciando tra le schiene madide di sudore, trovando finalmente un vantaggio nelle mie dimensioni lillipuziane, sono sgattaiolata nella folla impazzita, mi sono intromessa tra le transenne, per venir redarguita in malo modo da una guardia della sicurezza che mi ha ributtata in mezzo al pogo, stordita dal caldo, dalla contentezza, dai decibel, dal viaggio, dalla contentezza, dalla folla, dalla birra, dalla contentezza...se pensi di essere troppo vecchio, di essere fuori, di non andare più bene, allora è così. Allora non pensarlo.
L'Iguana è pochi metri sopra il mio naso, si struscia sulle colonne degli ampli, impeccabile nei suoi pantaloni neri, ostenta il petto asciutto e abbronzato, un'arroganza nervosa gli distorce la faccia. Io sono pochi metri sotto l'Iguana, finalmente, spintonata e scossa dal pogo furente, voglioessereiltuocanevoglioessereiltuocanevoglioessereiltuocanevoglioessereiltuocaneORAvoglioessereiltuocane, la maglietta intrisa di succhi non miei, lo fotografo impegnato a farci un saluto militare con aria beffarda, per poi ritornare a muoversi come un saltimbanco nevrotico sul palco.