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8 febbraio 2010

the curse of Blondie


Oggi il cielo è come nei disegni dei bambini, completamente, irrimediabilmente azzurro, a pennarello, anzi a colore a spirito, come li chiamavamo alle elementari, quale spettro infesterà mai le scatole di pennarelli da 12? giù in cucina sono stata salutata da un feto appeso al soffitto, poi guardando meglio ho visto che è solo un salame fresco venuto male, ripiegato su sè stesso, pendulo nel suo budello. Sembra proprio un embrione abortito, un bozzolo alieno impiccato, un'oscena larva rigonfia di carne suina (e adesso basta con queste similitudini crude che faranno rabbrividire più di un vegano, e sollazzeranno più di un cannibale dei miei dodici lettori e mezzo!). Se ne sta lì impudico, e pretende che io faccia colazione davanti alla sua presenza invereconda. Ultimamente sono ossessionata da Blondie, mi piace la sua vocetta dispettosa, e dopo aver ascoltato l'intera discografia posso affermare che il mio disco preferito è "Parallel Lines" del 1978, ma anche il recente "The Curse of Blondie", datato 2003, non è affatto male, con quegli accenni dance anni '80 e quelle atmosfere futuristiche (e niente odiose derive reggae). E Debbie Harry ha mantenuto nel tempo quella voce da monella. E' la sintesi perfetta di irriverenza e attitudine sexy che mi fa impazzire. Ed è anche un buon motivo per rivedere Videodrome.

1 commento:

Zyklon ha detto...

Come resisti senza addentare un feto-salame che pende dal soffitto?