Google+ Followers

Pagine

8 gennaio 2010

You Can't Put Your Arms Around A Memory

Nettuno è sempre lì ( e dove doveva essere andato?). Fissa il mare ieratico e invincibile, Scilla e Cariddi domate ai suoi piedi, nega la benedizione alla città, rivolto verso lo Stretto. E' una delle prime cose che sono andata a controllare, uno dei primi ricordi, il simbolo che più mi mancava.
Mi ero dimenticata di tanta bellezza e tanto vento, ti devi mettere i sassi in tasca, mi dicevano, che sei piccolina e il vento ti porta via. Eolo furente che soffia da sopra il mare, che mi immaginavo proprio come una nuvola dalle guance gonfie, come in certe litografie cinquecentesche. Mi ero dimenticata della malinconia che aleggia tra gli eleganti palazzi superstiti, del mistero che ammanta la città una volta calata la notte, dei chiaroscuri austeri, degli scorci inaspettati, degli alberi di aranci carichi di frutti lungo le strade, che rimembrano antichi fasti orientali. E quando tutto questo è tornato, prepotente e feroce, quando io sono tornata, che i ricordi mi hanno assalita come un'orda di spietati saraceni, l'unica cosa che ho potuto fare è stato andarmene alla deriva, situazionisticamente parlando, bocca aperta e naso all'insù, reprimendo l'emozione che fa massa nel torace, chiedendo venia alle divinità marine per essere mancata tanto tempo, per aver ignorato il richiamo che si leva dalle viscere della terra, e offrendo in sacrificio il mio sincero pentimento per essere mancata così a lungo.