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1 dicembre 2009

Be a caveman.

Il Dio del Fuzz si materializza sul palco sfoggiando un sorriso luciferino, gli occhi azzurri che mandano lampi compiaciuti. La sua figura nerovestita si staglia contro i drappi porpora sullo sfondo mentre si guarda intorno imbracciando la Vox Phantom IV. Stasera non è qui per cantare, ma per far raccontare storie alla sua chitarra. Storie di dadi che rotolano e di prigioni texane, di mustangs lanciate a folle velocità sulla Route 66, storie che nascono dalla polvere del deserto messicano o riemergono da limacciose paludi della Louisiana, storie di enigmatiche principesse arabe e di acquavite scadente con l'etichetta da quattro X. I fantasmi di Bo Diddley, Screamin' Jay Hawkins, Link Wray aleggiano sulle nostre teste, evocati dal necromante con il ghigno da alligatore che lancia fameliche occhiate al gruppo di cagnette in fregola sotto al palco. L'atmosfera è rovente, satura di feromoni, l'esotica Pandoria si muove sinuosa tra i musicisti sulle note di Summertime, l'Uomo delle caverne brandisce il manico della Phantom IV bianca e nera come fosse uno scettro fallico, ammicca sornione intercettando gli sguardi di ammirazione femminile che si levano dal pubblico, dondola ipnotico concentrato sul suono, essere primitivo sospeso nel tempo, stregone del rock 'n' roll che narra di leggende senza parlare, l'incantesimo si è compiuto ancora.

1 commento:

crimson74 ha detto...

Be a caveman. Bella massima, davvero.