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29 dicembre 2009

Beyond the Garage

Sean Bonniwell è senza dubbio il mio eroe del momento. I suoi Music Machine mi sono sempre piaciuti, ma Beyond the Garage ha decisamente superato la "Prova di Gradimento Red Vynile" declinata al femminile. Sarà per la voce calda e profonda del leader monoguantato, o per le chitarre epiche, sarà quel Farfisa solenne o quel basso che freme, ma sono giorni che sul mio piatto virtuale non gira altro. Oltre il primitivo garage rock, oltre la becera psichedelia, semplicemente oltre. Splend-o-rama.







17 dicembre 2009

Archeologia del rock'n'roll





Mi piacciono le giornate come questa, gelide ma soleggiate. Il freddo mi fa il solletico al cervello come le bollicine del prosecco, il sole mi mette di buon umore e tutto si risolve in risolini di ebbra soddisfazione della sottoscritta. Una volta, quando ero ancora ggiovane e romantica,e ancora il mio cuore era capace di palpitare, dissi a una persona che lui era per me come il sole d'inverno, ma dubito che abbia apprezzato la similitudine di cui gli facevo dono. E' incredibile quanto mi possa stancare in fretta di persone, cose, situazioni. Solo il rock'n'roll non mi dà noia mai. La mia stufa fa un rumore simile al lamento dell'esserino deforme di Eraserhead, e a me fanno male i capelli. Fate ciao con la manina che sono tornata.


11 dicembre 2009

Open Your Eyes

Sembra sempre più primavera, anche a livello ormonale. Con la maglietta che ho su oggi sembro una figurante uscita da "Cercasi Susan Disperatamente". Niente parti da protagonista per me. I Lords of The New Church fanno il resto. (si capisce che non c'ho voglia di scrivere?).

1 dicembre 2009

Be a caveman.

Il Dio del Fuzz si materializza sul palco sfoggiando un sorriso luciferino, gli occhi azzurri che mandano lampi compiaciuti. La sua figura nerovestita si staglia contro i drappi porpora sullo sfondo mentre si guarda intorno imbracciando la Vox Phantom IV. Stasera non è qui per cantare, ma per far raccontare storie alla sua chitarra. Storie di dadi che rotolano e di prigioni texane, di mustangs lanciate a folle velocità sulla Route 66, storie che nascono dalla polvere del deserto messicano o riemergono da limacciose paludi della Louisiana, storie di enigmatiche principesse arabe e di acquavite scadente con l'etichetta da quattro X. I fantasmi di Bo Diddley, Screamin' Jay Hawkins, Link Wray aleggiano sulle nostre teste, evocati dal necromante con il ghigno da alligatore che lancia fameliche occhiate al gruppo di cagnette in fregola sotto al palco. L'atmosfera è rovente, satura di feromoni, l'esotica Pandoria si muove sinuosa tra i musicisti sulle note di Summertime, l'Uomo delle caverne brandisce il manico della Phantom IV bianca e nera come fosse uno scettro fallico, ammicca sornione intercettando gli sguardi di ammirazione femminile che si levano dal pubblico, dondola ipnotico concentrato sul suono, essere primitivo sospeso nel tempo, stregone del rock 'n' roll che narra di leggende senza parlare, l'incantesimo si è compiuto ancora.