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8 ottobre 2009

tre gennaio duemilanove

La strada è pulita, lucida di bava di nuvole, e deserta. Strano per essere un sabato pomeriggio, il primo sabato dell'anno, ma questi posti di mare sono così, risplendono di desolazione,come sospesi nell'oblio di un'eterna vacanza.
Il cimitero si fa trovare senza difficoltà, o per lo meno senza difficoltà inutili. Le deviazioni, gli ostacoli, e gli intoppi e i giri larghi si dimostrano necessari, per conoscere i luoghi, i suoi luoghi, come un'introduzione indispensabile.
Per sbaglio si arriva fino alla spiaggia, o meglio, la spiaggia s'indovina dietro la fila di stabilimenti balneari chiusi, i cancelli bloccati dai catenacci, le schiere di cabine a forma di casette verniciate a colori pastello, promettono altro svago, e spensieratezze assortite, ma devi aver pazienza, e aspettar l'estate, ora, di tre gennaio, in spiaggia non ci puoi andare, il mare non lo puoi vedere, puoi soltanto immaginare la distesa d'acqua nervosa e grigia che riflette le nubi.
La strada è pulita e lucida, dicevo, costeggiata da prati che spiccano verdissimi nella luce cruda. Una bella malinconia impregna l'aria, mestizia tremolante sul punto di esplodere. Si arriva al cimitero percorrendo un viale alberato in mezzo ai campi.
Chi frequenta questi luoghi "per dovere", per cambiare l'acqua ai fiori del caro estinto,sostituire lampadine e mormorare una frettolosa preghierina, non li ama particolarmente. Gli avventori abituali sono ciechi davanti al tripudio variopinto che spicca sul bianco del marmo, restano impassibili al richiamo gioioso delle innumerevoli fiammelle, smaniano di rifuggire la serenità, forse un pò sinistra, che ammanta le pietre tombali, per ritornare al caos brulicante delle strade, a quel fermento esasperato e dolente che garantisce loro di essere vivi.
Siamo qui per una specie d'appuntamento. Molte tombe sono incastonate sul lato interno del muro di cinta: lunghe file di nomi e date istoriate nel marmo, fotografie in bianco e nero impresse su ovali di pietra bianca, tombe piccole, minimali, un condominio per salme.
Diverse file avanti una vecchietta con un cappottino color caffellatte è arrampicata su una scala scorrevole con un mazzetto di fiori in mano. Appoggia un piede dopo l'altro sui pioli di ferro della scala, con velocità bradipesca, aggrappandosi con la mano libera, poi, giunta all'altezza giusta, poggia i fiori, avvicina alle labbra le punte delle dita e porge il bacio alla fotografia lapidea, l'altra mano sempre artigliata al ferro della scala per non cadere.
Siamo qui per una specie d'appuntamento. Che lui è qui l'abbiamo scoperto per caso, per puro caso, e ovviamente non esistono indicazioni per trovare il loculo. Strisciamo ancora un pò lungo la parete, finchè ci troviamo davanti a due file di tombe, più imponenti dei fornetti incassati nel muro. Da un lato ce ne sono tre tutte uguali, schierate, che ricordano abbastanza le cabine degli stabilimenti balneari. Una, modernissima, ha una grande finestra su un lato, con infissi in alluminio anodizzato e decorata addirittura da una tendina, attraverso la quale si intravede l'interno della piccola costruzione. Un'altra, più grande, con un tetto appuntito e spiovente, è protetta da un pesante cancello grigio, di quelli con i riccioli di ferro battuto e le inferriate che terminano in forma di lancia, su cui grava un'insegna metallica con il cognome della famiglia inciso sopra.
Mi guardo attorno in cerca di un ritratto, dei suoi baffi da saraceno, di certe occhiaie polpute, sormontate dalla montatura spessa delle lenti, ma nulla, e io già dispero di trovarlo, quando ecco! -famiglia Flaiano- e i nostri passi si affrettano sulla ghiaia umida che scricchiola sotto le scarpe.
Ennio Flaiano. Ho sempre associato questo nome alla figura di un antico romano, non so perchè. Da quando mi imbattei per la prima volta, sul libro di antologia delle medie, in uno stralcio di "Un marziano a Roma", o quando riincontravo il nome, di tanto in tanto, nei titoli di testa di qualche film di Fellini, sempre questa immagine, buffa e solenne insieme, di un signore serio serio in tunica e mantello.
La lapide è molto semplice, una lastra orizzontale di pietra decorata da una croce: tre nomi, sei date, nessuna fotografia. Avrebbero dovuto inciderci sopra la sua frase: "Sei stato condannato alla pena di vivere. La domanda di grazia, respinta". Sarebbe stato carino. Una specie di irridente memento mori rovesciato per il visitatore. Ricordati che devi vivere.
Vuoto il vaso che dovrebbe contenere i fiori, niente piante, solo un cactus, panciuto e compiaciuto, se ne sta in un angolo, con aria comicamente minacciosa. Il mio primo pensiero è che quella pianta grassa, così spartana, bisognosa di poco o niente, si addice ad una personalità irta come immagino fosse quella dello scrittore, alla sua ironia così pungente. Un sorriso un pò lezioso, da rèclame anni '50, mi stira la bocca quando noto che la moglie gli è sopravvissuta di ben trent'anni, quasi a dispetto della misoginia del consorte.
-Cosa ridi, cretina- mi starà apostrofando adesso, ma non riesco proprio a cancellare dalla faccia quest'espressione nervosa ed emozionata. Si è pur sempre al cospetto di un genio, un genio dimenticato, il più grande scrittore italiano del '900, a mio parere, e non posso non avere la presunzione di sentirmi fortunata, stupidamente privilegiata, per questo incontro.
Fumiamo sigarette interminabili, le fiamme degli accendini sospese nel tempo fermo. Non parliamo più, ammaliati dall'immobilità, dal grigio inesorabile della pietra, quando le nuvole riprendono a sbavare, la saliva celeste scende in fili sottili che impregnano il terreno, rigano le lapidi e punteggiano le nostre giacche, debolmente, senza insistere. Finiamo le nostre sigarette, poi, senza fretta, ci avviamo verso l'uscita.

10 commenti:

Anonimo ha detto...

no........... scrivi cose più corte. o falle a puntate, per i pigri come me.
...ma tornerò (minaccia).

Anonimo ha detto...

la prossima volta che fai tanta fatica a leggere una cosa così lunga guarda solo le figure...t'affatichi di meno...

sonicreducer ha detto...

Grande Ennio.Bello che qualcuno gli porti dei fiori,dopo tutti quelli che lui ha lasciato per noi(peccato che molti non li colgano)
Buona Domenica.
M

Daphne_Cat ha detto...

@ sonicreducer: vedi, forse non è chiaro dal post, ma noi NON siamo andati lì a portare dei fiori. I fiori sono organi sessuali recisi, diceva qualcuno,dubito che Flaiano li avrebbe graditi. e poi il cactus stava bene da solo.

Zyklon ha detto...

Ricordati che devi vivere è bellissimo

sonicreducer ha detto...

Con i fiori intendevo la visita.Sono tutti troppo impegnati nelle celbrazioni di Maurizio costanzo per ricordarsi di Flaiano.
Ciao
M

Luca ha detto...

flaiano probabilmente avrebbe riso delle celebrazioni di maurizio costanzo, probabilmente ci sarebbe pure andato a qualche evento in suo onore per poi riderne o scriverne qualche bel pezzo sul "mondo", su come aveva conosciuto e rimorchiato la sciacquetta di turno, con la voce da oca e il vestito provocante ma volgare; non se ne sarebbe scandalizzato perché la sua grandezza sta(va) nel fatto che lui dentro al jet-set, al culturame ecc ci stava dentro, ci campava ma allo stesso tempo lo distruggeva con apocalittica ironia.
che oggi nessuno più pensi a flaiano è normale, oggi che consideriamo roberto saviano il maggiore intellettuale italiano.
flaiano era troppo politicamente scorretto per piacere all'intellettualità del vogliamoci tutti bene, della letteratura impegnata in salotto che oggi va per la maggiore.
era conservatore, misogino, anti ideologico (che si trattasse di ideologia comunista, omosessuale o intellettuale in genere). flaiano aspettava l'apocalisse non credo gli sarebbe importato di farsi ricordare da qualche programma PD di raitre o dall'inserto "culturale" (notare le virgolette please) della repubblica...
...francamente tutti questi "o mio dio è una vergogna che oggi nessuno si ricordi più di flaiano" mi fa un po' ridere, come avrebbe fatto ridere lui

Anonimo ha detto...

Veramente nessuno ha detto oh mio dio e cose così.E' un peccato che ci sia in giro gente(come te)che sente dentro la missione delle celebrazioni(funebri)fuori dal (c.d.)politicamente corretto.
M

Daphne_Cat ha detto...

sì, vabbè ma adesso non litigate sul mio blog

Luca ha detto...

da quello che scrivi deduco che non hai capito molto delle cose che ho scritto..vabbè questo non è un mio problema.
e poi mi spieghi che vuol dire (in lingua italiana dico) "missione delle celebrazioni funebri fuori dal c.d. (che vuol dire compact disc?) politicamente corretto"?
davvero non l'ho capito...
mica sono james bond che vado in missione...