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10 febbraio 2009

O D I O

La parola che lampeggia ronzando nella mia testa, come l'insegna al neon di un infimo motel in mezzo al deserto;

la parola che troneggia ben conficcata nelle sinapsi, come una scheggia appuntita;

la parola che mette radici tentacolari nella soffice materia grigia, radici che si ramificano e adattandosi, avviluppano gli emisferi cerebrali;

la parola che mi giro e rigiro in bocca, come una sfiziosa caramella avvelenata, la succhia-succhia-che-mai-si-consuma di cui vado golosa;

la parola è ODIO;
il sentimento è ODIO;

preciso, costante, intollerante, psicotico

per il solo gusto di odiare

con quella struttura quasi palindroma, quell'accento sdrucciolo così dolce

la parola con Dio chiuso dentro.

(qualcosa vorrà dire)

7 febbraio 2009

Aloha from Hell

Questo blog potrebbe essere sottotitolato "la pagina dei necrologi", ormai aggiorno solo per dare brutte notizie.
Chi i Cramps li conosceva, sa di cosa sto parlando, pazienza per gli altri. Anzi, meglio per loro, evitano un dispiacere.

E pensare che la prima volta che ho sentito un loro disco, un oscuro bootleg registrato al "Paradisio" di Amsterdam, ho osato pensare "Mi sa di già sentito". Seppellii il confuso dischetto tutto blues e psicosi sotto i cumuli di cd di hardcore californiano, di punk inglese '77 e -ahimè- di becero crossover senz'anima.
Ero giovane, inesperta, e mi prendevo eccessivamente sul serio.
Poi, un bel giorno, l'ossessione è deflagrata in tutta la sua (pre)potenza. Una specie di ectoplasma in tuta di lattice dallo sguardo spiritato che si contorceva blaterando di lupi mannari adolescenti e bulbi oculari fluttuanti, accompagnato dalla chitarra di una dea del sesso imbronciata dalla fulva chioma. Quella coppia, in un'atmosfera da palude fumigante del profondo sud infestata da forme aliene, degna del peggior capolavoro di Ed Wood, si trascinava dietro tutto l'immaginario deviato e ambiguo che mi aveva sempre affascinato, quelle storie terrificanti, spesso metafore di disagio mentale e alienazione reali, raccontate sempre con ironica sensualità, senza scadere nel patetico che certi argomenti facilmente attirano. Una sinistra luce verde si accese nel mio cervellino straripante, e non si è ancora spenta.
Potrei parlare ore di come non si siano inventati niente, e abbiano creato un universo. Di come abbiano fatto del plagio una forma d'arte, e delle varie ispirazioni e citazioni contenute nei loro pezzi, ma rischierei di trasformare questo post in un mini-saggio. La personalità di questi due figuri, a prescindere dall'operato, è ciò che mi ha davvero colpito. Lei, sul palco, che suona inguinata in una minigonna vertiginosa, serissima e quasi stizzita, come se gli ululati smaniosi e i tentativi del marito di sfilarle una scarpa per berci dentro non fossero affar suo. Lui che ancheggia felino intrappolato in una seconda pelle di PVC nero, per poi erompere in vocalizzi satanici mentre tenta di ingoiare il microfono.
Primitivo e conturbante.E adesso Garbageman è morto, risucchiato nel buio, ritornato nella sua dimensione "altra". La Mosca Umana se n'è volata via, a spiaccicarsi sulla pellicola di uno di quei b-movie che lui amava tanto. Niente più urla demoniache, nè ammiccamenti degni di una diva russmeyeriana, il cuore della creatura della laguna di pelle nera si è fermato. Posso quasi indovinare il dispetto di Lux Interior,lui che inneggiava a Jane Mansfield arrostita nelle lamiere contorte della sua auto in fiamme, stroncato da un banalissimo e poco eroico infarto, come un pensionato delle poste qualsiasi. Posso immaginarmi la disdetta, non è un decesso molto rock and roll. Ma non è forse morto in questo modo anche Ron Asheton? Scherzetto dell'apocalisse imminente. Ormai la gente comune muore di eccessi, le stelle del rock'n'roll defungono piattamente.
E la maliarda Poison Ivy? sola ormai, scesa dai suoi tacchi chilometrici, ha perso il suo complice, il suo compagno d'avventura. Suona la sua chitarra, un blues triste questa volta, evocando uno spiritello in pelle nera che non tornerà più.