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31 agosto 2008

Get Addicted

manca ancora un mese, ventotto giorni per l'esattezza ma io già fremo...

26 agosto 2008

Bene. Andiamo avanti con il mio vocabolarietto essenziale del garage rock. Come dicevo, tutto cominciò con quella raccolta, squisitamente compilata, che conteneva anche tre pezzi dei Sonics, band alla quale i Fuzztones devono molto. Ora. Rischio di sembrare esagerata ed esaltata dichiarando che a me i Sonics hanno cambiato la vita, ma (purtroppo o per fortuna) è proprio così. Erano anni che niente mi colpiva in quel modo, da quando a quattordici anni il mio compagno di classe metallaro mi regalò la cassetta dei Pistols...

G:

Godz: I Godz, di New York City, sono buoni, bravi e belli. La loro "Radar Eyes" ti risucchia in un vortice psichedelico senza via d'uscita, peccato che il disco "The Third Testament" sconfini un pò troppo nell'hard rock per i miei gusti, ma era già il '68. Attendo ardentemente la venuta sul mio computer del loro secondo album, dell'anno precedente. Grazie signore grazie.

Gonn: I Gonn erano di Keokuk, nell'Iowa. Chi non ci è mai stato? A quanto pare il loro "Blackout of Gretely" dev'essere un gran disco, addirittura "senza dubbio uno dei dieci migliori dischi punk rock di tutti i tempi", ma per la solita malanova che mi perseguita non l'ho mai sentito tutto intero. Ho solo il brano omonimo e un paio di pezzi sparsi. Tra l'altro si sono anche riuniti da poco.

Green Slime: di loro non so assolutamente nulla, semplicemente sono appassionata di fantascienza anni 60, e una band con questo nome non poteva che colpire il mio immaginario morbosetto. Tra l'altro c'era un film di quegli anni intitolato Green Slime, appunto, diretto da un giapponese. Anche l'unica canzone che conosco ha lo stesso nome. Ho il sospetto che non sia mai esistito alcun guppo, e il brano omonimo sia soltanto la colonna sonora della pellicola. Forte il video però:

21 agosto 2008

Lava lava tanto la macchia rimane, e solo io posso vederla. Lavo vetri già puliti per espiare le mie colpe, mentre Milano calibro 9 scorre sullo schermo così per compagnia, metto solo le scene che più mi piacciono tipo quella dove la Bouchet balla vestita solo di perline,o quando loro due si riincontrano, o quella finale che non descrivo perchè sennò poi chi non l'ha visto potrebbe anche incazzarsi, e guardo gli stralci di film attraverso il vetro così pulito da essere invisibile, lo lavo così come mi ha insegnato mia nonna, con l'alcool denaturato e i fogli di giornale, che viene meglio
e sfrega sfrega, che la macchia non viene via manco per il cazzo, e nessuno me lo leva dalla testa che se quelle due piccole mezzelune con le punte all'ingiù si sono spente per sempre la colpa è mia nient'altro che mia, e hai voglia a te, certe macchie non passano

e scartavetra scartavetra sul muro parola per parola quella lettera che avevo dimenticato nascosta sotto il poster di Johnny Rotten, e adesso non me ne può sbattere meno di zero di quello che c'era scritto su quel muro, nè tantomeno della persona che s'è presa il disturbo di scrivere belle paroline melense che sembravano stare tanto bene tra di loro all'epoca e adesso stridono innaturali e basta, fatto sta che adesso che mi sono decisa a ridipingere la camera finalmente, a eliminare gli ultimi residui di adolescenza scarabocchiati sul muro, i testi delle canzoni che mi piacevano e per non scordare mai scrivevo sull'intonaco per la gioia di mio padre che mi urlava dietro ogni volta che malauguratamente capitava in camera mia, dicendo che gli avevo rovinato una stanza con le mie scritte a pennarello e i disegnini che mi lasciavano i miei amici, come se le pareti fossero le pagine di un diario, ma chi sarà mai sto kurt che mi faceva tanto impazzire poi? e insomma dicevo la lettera che stava lì ad aspettarmi beffarda sotto il manifesto di John Lydon che indossa la giacca con la siringa appuntata come spilla, è stata la prima cosa che ho cancellato dalla parete
e gratta gratta il muro con la carta vetrata fino a far rinvenire il grigio del cemento o di che materiale c'è sotto non lo so non sono un muratore, e sarebbe bello se si potesse cancellare e riimbiancare tutto quante volte vuoi, ma alla fine anche il muro si consuma, e c'è anche un search and destroy in verde e nero accan
to allo specchio e quello lo lascerei ma ho deciso proprio di imbiancare tutto come si fa con i sepolcri, anche la scritta Misfits venuta perfetta come l'originale e spruzzata con il sangue vero, sangue del mio sangue- è un quadro de vita, è un quadro de morte, avrbbe detto Cesare- e anche quella gratto via, che non sta bene,
e strofina strofina, sotto l
a doccia, mi lavo con un bagnoschiuma gusto detersivo, dovrebbe essere all'avena ma a me sembra soltanto sapone per piatti, gli specchi fumè che ricoprono il mobiletto posto sopra il lavandino fanno un angolo e io posso scorgere il riflesso del mio viso, leggermente appuntito dall'angolazione, vedo la mia testa, i bioccoli di schiuma come fiori bianchi estivi tra i capelli di una giovane donna francese di metà ottocento, e per un attimo mi rivedo bambina, non so perchè, e strizzo gli occhi per non far entrare la schiuma e le piccole mezzelune con le corna all'ingiù stanno lì e ridono,
e sfrega sfrega che la colpa non si cancella

11 agosto 2008

Garage Addiction - Metodo di Misurazione del Gradimento "Red Vynile"

Continuo nella stesura del mio fantastico manualetto del garage, rigorosamente in ordine alfabetico. per la C avevo dimenticato i Choirs, meritevoli di citazione solo per "It's cold outside" struggente pezzo coverizzato da Stiv Bators. Per il resto non li conosco e non mi attirano granchè, ma quella canzone è davvero bella.

E:

Electric Prunes: famosi, famosissimi, dei veterani, suonano tutt'oggi. Però i loro dischi non mi fanno impazzire, troppo fricchettoni per certi versi. La mia preferita è "I had too much to dream (last night)", forse perchè piaceva al succitato Stiv. E io e Stiv ci siamo mancati per un pelo. Una manciata d'anni e qualche chilometro di troppo. E un taxy parigino che probabilmente non si era fermato al semaforo. E vabbè.

Electras: Anche loro fanno parte della compilation che m'ha illuminato la via. Conosco solo "Action Woman", perchè sono perseguitata da questa maledizione che non mi fa trovare i dischi dei gruppi che più mi piacciono, e quando li ho cercati sul mulo, l'unica voce era lo spogliarello aerobico di Carmen Electra. Pazienza.

Interrompiamo un attimo le trasmissioni per fare luce sul "Metodo di Misurazione del Gradimento Tamburini alias Red Vinyle". Lui era uno dei papà di Ranx Xerox, il coatto cibernetico che si faceva di vinavil e amava la dispotica quindicenne Lubna sullo sfondo di una Roma futuristica strutturata su più livelli, il protagonista di quello che è forse il più bel fumetto italiano mai pubblicato (se la litiga con "Pompeo", non lo so, devo ancora decidere). Insomma Tamburini recensiva anche dei dischi su Frigidaire, con lo pseudonimo Red Vinyle e appunto ne misurava il gradimento in base all'erezione che aveva durante l'ascolto. A me succede la stessa cosa, ma per ovvi motivi anatomici, non ho un'erezione. Ne ho due. I capezzoli che si inturgidiscono, e puntano e premono contro la stoffa del reggiseno ogni volta che ascolto qualcosa che mi piace. Certo c'è anche la pelle d'oca sulle braccia, e il cuoio capelluto che si elettrifica, ma i capezzoli sono i veri indicatori.
Con"You must be a witch" in tutte covers e versioni, riuscirei a forare uno spesso strato di magliette maglioni e stoffe di ogni tipo in febbraio inoltrato.
Con "Ace of Spades"dei Motorhead, che non sono garage, ma ci piacciono da morire lo stesso, potrei mettere fuori uso un cazzutissimo giubbotto antiproiettile.
Con gli Stooges, qualsiasi cosa degli Stooges, sarei in grado di bucare la cotta di maglia metallica di un'armatura medievale, oppure potrei fare i buchi nel muro quando mia madre mi chiede di aiutarla ad appendere i quadri. Piccoli fori precisi e di eguale distanza per tutti i suoi quadretti di composizioni floreali del cazzo. Lunghe file di buchetti allineati su tutta la parete, con la sola pressione del petto sull'intonaco, mentre "Funhouse" risuona incendiando la casa e mamma sarebbe contenta di me. E non mi direbbe di abbassare il volume dello stereo.
Ma andiamo avanti.

F:

Fabs: misconosciuti, misteriosi, ho solo due loro canzoni. Non si trovano dischi, perchè evidentemente non ne hanno incisi, e non so assolutamente niente di loro. Però li volevo mettere perchè mi piace troppo la voce del cantante e l'accattivante giro di basso di "That's the bag I'm in".

Fowley, Kim: musicista e artista a 360 gradi, ha, tra gli altri meriti, quello di aver scoperto e prodotto le Runaways. "Outrageous" del '68 è proprio un bel dischetto. Neanche garage più di tanto, ma ce lo metto in mezzo altrimenti non avevo nessun altro con la effe.


[continua]

Is it just a personality crisis?

Personality crisis
You got it while it was hot
It's always hot, you know, but frustration and heartache is all you've got
Don't you worry, it's just a personality crisis, please don't cry
Don't you worry, it's just a personality crisis, please don't stop
Because you walk with personality, talk with personality

08 agosto 2008

Ho cambiato lavoro. Cioè, servo sempre ai tavoli, ma ho cambiato posto. Adesso lavoro in un bel parco, un'antica villa famosa per le rassegne jazz che vi si svolgono in estate. Quindi, se prima dovevo occuparmi di accudire diciottenni ubriachi che spargevano bucce di pistacchi per tutto il locale, e controllare che pagassero prima di andare via, adesso invece devo stare al gioco di donne di mezza età danarose e annoiate che vogliono "qualcosa di fresco, ma di non troppo freddo nè troppo alcoolico, ma che comunque dia alla testa". Così m'ha detto una ieri sera, labbra e seni chiaramente rifatti, che era "troppo stanca per leggere il menù" e quindi ha dato a me l'arduo compito di indovinare i suoi gusti. Al momento di pagare gli uomini, invece, tirano fuori dalle tasche dei loro impeccabili pantaloni di lino chiaro grossi rotoli di banconote, ostentando tristemente la loro ricchezza, sventolandomela sotto al naso, forse perchè sprovvisti di altri attributi, ed è una cosa che trovo estremamente pacchiana, e nemmeno il buon gusto di un fermasoldi d'argento, non so, una graffetta. E le mance sono sempre molto risicate, a riprova che la gente più soldi ha, più è tirchia, ma in compenso mi sto facendo certe pere di jazz dal vivo, e alla fine sempre meglio che andare a servire in qualche discopub scrauso dove si balla salsa e merengue, e la cosa più bella è l'espressione beatamente infantile di questi musicisti, il viso che gli cambia nel momento in cui imbracciano il contrabbasso, o il sax e cominciano a suonare, e vedo tutti bambini felici con il viso incorniciato di capelli bianchi e arruffati, e penso sempre al dolce Chet.
Però io mi diverto. Sono proprio buffi, questi residuati della dolce vita, che vengono a sentirsi il jazz per fare gli intellettuali e mettersi in mostra e poi parlano e ridacchiano per tutto il concerto, con le loro sigarettine indiane, i diminutivi con cui si chiamano tra loro. Proprio buffi.
Mi diverto a bere gli shottini a metà serata con il resto del personale, e mi diverto a tornare a casa a piedi, mezzo fottutissimo viale Aventino a piedi, alle due di notte, con i DMZ a manetta - I'm a young barracuda swimming in blue sea- I'm a mean barracuda don't you mess with me- e i Motorhead, scoperti dalla sottoscritta solo in età avanzata, e altri, e proprio io non ce la faccio ad avere paura, mi piace credere che questa sia una città civile, dove una ragazza non deve andare in giro scortata dopo la mezzanotte, non mi va di lasciarmi indottrinare da chi ha interesse a farmi avere paura, e forse prima o poi pagherò il prezzo della mia sventatezza, forse mi pentirò della mia audacia a girare da sola di notte, ma anche no, e poi Roma è talmente bella in agosto, e quando stacco sono così stanca, ma ancora sveglia e scattante, e l'unico modo che conosco per smaltire è farmi tutto quel lungo viale a passo sostenuto, finchè non vedo la piramide svettare in fondo alla strada.

E c'è ancora qualcuno che mi chiede perchè sei così cattiva, e disillusa, sei troppo cinica, e cercano un motivo, una giustificazione per un animo così giovane e già così esacerbato, e io gli rispondo di rimando, visto che sei meglio te spiegami perchè non dovrei essere cattiva, e poi la mia è più rabbia che cattiveria, e poi succede che mio fratello parte per la Cina, e torna solo tra un mese e mezzo, e io sono contentissima per lui, anche se non posso fare a meno di essere preoccupata, e gli faccio mille raccomandazioni, proprio come una pallosissima mammina apprensiva, e allora penso che, in fondo, non sono poi tanto fredda e anaffettiva come molti mi vedono, e già penso all'ansia che mi assalirà fino al suo ritorno e tutto questo mi fa sentire più umana.

07 agosto 2008

Tutto cominciò in sordina, distrattamente, come accade alle volte con le passioni più esclusive, o con le dipendenze più pesanti, senza accorgertene ti ritrovi impastoiato, assuefatto e non riesci a pensare ad altro. Tutto cominciò con i Sonics. Anzi no...

A:

Amboy Dukes: perchè Ted Nugent sarà anche un guerrafondaio reazionario maschilista, ma con la chitarra c'ha sempre saputo fare. E i suoi Amboy Dukes sono davvero rozzi, e primitivi, e la musica non deve fare le spese delle teste de cazzo che la compongono.

Arrows (Davie Allan and the): perchè Blues Theme m'è sempre piaciuta, fa battere il mio cuoricino da motociclista mancata, e mi fa drizzare i capezzoli, secondo il metodo di misurazione del gradimento Tamburini-Red Vinyle ( di cui parlerò più avanti).

B:

Blues Magoos: per la loro "Dante's Inferno" che ingloba il pezzo degli Arrows di cui sopra, anche se poi i loro dischi sono un pò melensi.

Bold: sentii per la prima volta "Gotta get Some" su Lysergic Emanations dei Fuzztones. Ero completamente ignorante in materia di garage, ma questo diventò subito uno dei miei pezzi preferiti. E lo è tutt'ora. Peccato non si trovino i dischi di questo oscuro gruppetto.

Bees: perchè la loro "Voices green and purple" ha fatto da colonna sonora ai miei incubi migliori. Oh no! No! No! Please!
Deliziosamente psicotica, proprio come me.

Brogues: "I ain't no miracle worker" è talmente bella e struggente che vorrei che qualcuno me la cantasse in ginocchio sulla ghiaia, tanto per soddisfare le mie fantasie sadiche.
"I ain't no miracle worker- I do the best that I can"(te lo spiego a voce bassa, ma visto che non capisci e sei una testa di cazzo presuntuosa te lo urlo in faccia) : "I am no miracle man!!"
Tra l'altro i Corvi, gruppo beat italiano, ne ha ripreso la melodia per la loro "Ragazzo di strada".

...dicevo, prima ancora di rimanere fulminata dai Sonics, mi imbattei in una bella compilation, "Songs We Thaught the Fuzztones". Fu allora che scoprii che il priapico Rudi Protrudi non si era inventato quasi niente, e il suo repertorio consisteva quasi tutto in covers, splendidamente rivisitate. Ecco come iniziai una ricerca...

C:

Calico Wall: anche loro, ahimè, introvabili. "Living Sickness", ectoplasmica e ipnotica, dal testo a dir poco leopardiano, parla di solitudine e alienazione, ed è l'unico pezzo che conosco firmato da questa fantomatica band. inutile dire che non è sfuggita all'attenzione del bel Rudi, che sembra cantarla crocifisso a un cactus in mezzo al deserto in una notte di luna piena ( nudo come un verme nudo, obviously).

Count Five: L'Ammore, con la A maiuscola e due tre cinque emme. Baby, ti amo ma se continui così mi fai impazzire, qua finisce male. "Psychotic Reaction" è uno dei più bei album che abbia mai sentito, e conserva un posto d'onore nel mio pantheon musicale. Sono una ragazza romantica, io! peccato si siano sciolti così presto.

Charlatans: I Charlatans non mi piacciono. Punto. Il perchè non mi è dato saperlo. A pelle.

...a tratti spasmodica, cimentandomi in quella che io amo definire "archeologia del rock'n roll...


[continua]

02 agosto 2008

Ieri notte solita storia
solito cinema del dormiveglia
idee sfolgoranti che si succedevano veloci
rotolando sul cuscino rovinando morbidamente tra i miei capelli
mi figuravo la stoffa del lenzuolo impregnarsi di tutto quel succo di immaginazione
idee accattivanti, brani di dialoghi, spunti per racconti, neologismi,
la cosa fantastica è che mi sembravano tutte incredibilmente buone
il super-io dormiva già da un pezzo senza rompere i coglioni con la sua autocritica castrante,
e così l'ego era libero di scorazzare allegramente senza censure
inutile dire che sono stata troppo pigra per allungare il braccio, afferrare una penna, prendere un appunto
anche il registratore è rimasto muto nel cassetto del comodino
ci penso domani, mi sono ripromessa mentre affogavo nella melatonina

ovviamente stamani tabula rasa
devo fare qualcosa per la mia ispirazione così indisciplinata.