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11 ottobre 2008

Appunti di viaggio (Islam Punk)

Camminare sette giorni con il naso all'insù e occhi e orecchie spalancate non è bastato, e smetti con quell'espressione stupita, chiudi quella bocca, che sembri una bambina. La profetessa si aggira sul molo di Besiktas con le rètine accese di visioni, il bozzo proprio al centro della fronte, carnoso terzo occhio, custodisce il dono divino della preveggenza. Qui è come se gli abitanti, tutti gli abitanti fossero a conoscenza di un segreto, le case di legno semidistrutte che sfidano le leggi della fisica con le finestre come orbite vuote di maschere solleticano la mia curiosità celando misteri che non riuscirò mai a svelare, e anche il ragazzo curdo che mi serve il tè e sbircia di sottecchi il mio mezzo centimetro di pancia occidentale lasciato scoperto dalla maglietta viola mi lascia intendere di essere a conoscenza di qualcosa che io non so. Formule magiche serpeggiano tra le pietre millenarie, lungo le murai incastonate di occhi di vetro scaramantici, innalzate prima dell'inizio del tempo. L'impenetrabilità beffarda di un luogo sospeso nella Storia, con i suoi sottopassaggi alla Blade Runner e le sue moschee, può essere devastante e rassicurarti contemporaneamente, come a dire che non tutto è perduto, che un barlume degli antichi fasti rimane sempre. A Istanbul mangio dolci in continuazione, io che ho sempre preferito il salato, e non faccio shopping, chè non ho tempo di fermarmi, devo farmi entrare questa città dentro il più possibile. Scopofilìa. A Istanbul il mio lettore mp3 rimane muto in borsa, chè non ho bisogno di difendermi dalle chiacchiere captate per caso. Non comprendere i discorsi della gente sul tram, nei locali, può essere rassicurante anche questo. Sono narcotizzata, stordita, forse perchè non bevo più caffè da giorni, e non guardo nemmeno più l'orologio, il tempo scandito dalla cantilena sacra del muhezzin che attira moscerini fedeli alla baklava gigante adagiata su un piatto di maioliche azzurre. Questa città confonde i sensi, posso vedere i suoni e annusare i colori. Delirio sinestetico. Mi muovo in una foschìa di fumo aromatizzato alla ciliegia, tra i nani e gli storpi, i freaks più belli che abbia mai visto sono qui. I minareti spingono ad alzare lo sguardo verso il cielo, come missili dormienti che promettono conquiste stellari. In mezzo alla folla del bazaar ho incontrato mio nonno. Sono sicura che era lui, segaligno, i tratti incisi nella faccia magra, gli occhi verdi che risaltavano sulla pelle scura, vendeva argento a peso. Un milionesimo del mio sangue, un solo globulo viene da qui, ne sono certa. Voglio rimanere qui, tra le donne fantasma di cui scorgo solo gli occhi maliardi, al tramonto, quando il Corno d'oro occhieggia attraverso il velo traslucido della nebbia, voglio rimanere qui, sul traghetto, in un eterno viaggio verso la sponda asiatica, voglio sempre la trepidazione dell'attesa, mi spaventa la compiutezza, mi annoia. A Istanbul sono a casa, ho un passato e un futuro, ho un presente che è Dio e fa il lustrascarpe, tanto per parafrasare. Mi sono persa ad Istanbul e non mi trovano più. Non so cosa succede altrove,e non vedo perchè dovrebbe interessarmi.










Io ancora non ci posso credere che sono stata a Costantinopoli.

5 commenti:

crimson74 ha detto...

Bello...

Anonimo ha detto...

Non riesco a vedere nulla...ti saluto.
Buona musica!
danis

Anonimo ha detto...

ti rimando il commento perduto, spero di ricordarlo tutto:
nei lunghi viaggi è bandito il ocnforto di libri e musica ed è più facile, se sei sempre in movimento, pensare a tante cose, camminando col naso all'insù.
è un post molto psicogeografico, cogli gli "effetti precisi dell'ambiente geografico, disposto coscientemente o meno, che agisce direttamente sul comportamento affettivo degli individui" come diceva il caro Guy D.
ciao
L

il Gaggio ha detto...

"mi spaventa la compiutezza"

il mio commento è tutto qua

riprendo quella tua frase

chi pensa di aver vissuto la vita per "intero"
l'ha vissuta
solo in minima parte

vabbè ciao

cumino ha detto...

E' una splendida "foto" quella che hai portato da Istanbul, in una città dove da sempre desidero andare. Scrivi che è una meraviglia leggerti.