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17 settembre 2008

e se io crepassi non vorrei mai quelle schifose locandine funebri, l'ho già fatto presente a chi eventualmente dovrà occuparsene, chè nessuno deve provare compassione, chè nessuno dica se l'è meritato, è che l'ho saputo proprio nel modo peggiore o forse è stato meglio così senza sentire nessuna voce ad annunciarlo, senza vedere nessuna bocca piegarsi in un ghigno neanche troppo impercettibile di soddisfazione, chè ognuno ha quello che si merita, e io invece ripenso a quello che diceva la mia professoressa di latino e greco del liceo, vedo ancora la sua legnosa mandibola segnata ai lati da due solchi profondi alzarsi e abbassarsi come quella di un pupazzo da ventriloquo mentre dice che i vivi non piangono la perdita dei morti, ma si autocommiserano per essere rimasti in questa valle di lacrime, e dieci anni fa l'avevo trovata abbastanza cinica e mi era piaciuta come osservazione anche se la prof non mi piaceva, mi ricordava me stessa con quelle braccia ossute pensavo che non volevo essere come lei da grande e dicevo ai miei compagni di classe se divento così tiratemi una fucilata non ci voglio diventare così e poi però ammiravo le sue spille vittoriane, e adesso mi ritrovo a pensarla come lei

perchè da quando ho letto l'età e il nome su quel manifesto listato di nero, da quella mattina di giri burocratici in cui l'occhio distrattamente mi cadde sugli annunci funerari, non lo so come cazzo si chiamano quei manifesti che attaccano a gruppi di tre o quattro vicino alle chiese e non li avevo mai guardati, ma poi ho letto trenta e ho pensato si può morire a trentanni, proprio io, che bramo la distruzione, che mi compiaccio della catastrofe, persino io mi sono scomposta per la crudeltà del fato, e poi il mio occhio un pò meno distratto e ormai curioso va su al nome stampato sopra l'età, e il cognome mi diceva qualcosa, anche se io non la chiamavo mai per cognome, mi sa che l'ho sentito quella volta che ci portarono in questura, e il tempo di fare la curva, i manifesti scompaiono dalla mia visuale e al nome si sovrappone una faccia, un sorriso e due occhi nocciola che lampeggiano, la sua faccia, e la consapevolezza è insostenibile, non riesco a piangere nè a fare un cazzo di niente, solo a chiedermi come cazzo era successo, chè m'aveva detto che anche lei aveva smesso, anche se non riusciva a guardarmi negli occhi mentre le chiedevo se era vero, solo cocaina, m'aveva detto e io ho pensato che sempre meglio era, e cercava lavoro, m'aveva chiesto aiuto, ma evidentemente mi sentivo superiore, disintossicata di fresco, e diciamo la verità, avevo una paura fottuta di ricascarci, che mi contagiasse, e freddamente le risposi che da me non cercavano personale, stupida fottuta paranoica che non sono altro, ma avevo da pensare a me in quel momento, e frequentarci avrebbe fatto male a tutte e due

e l'ho anche invidiata un pò, ho invidiato la titolare di quel nome, perchè alla fine le cose sono andate come voleva lei, non più nè meno, è stato come se ci dicesse fottetevi tutti io me ne vado, rimaneteci voi qua a combattere, in una dipartita splendidamente rock'n'roll, consona al suo stile di vita, e anche in questo io ho fallito, bella, compagna mia di sventura, tu invece sei riuscita nel tuo intento live fast die young e mi ricordo quando fantasticavamo sul momento in cui ci avrebbero trovate assieme, riverse sui sedili del tuo fiestino verde ramarro, e poi ci dicevamo ma quand'è che capita con la merce scrausa che gira, e ci auguravamo buon appetito prima di sparare, tutte le volte e poi però forse io sono stata troppo vigliacca per continuare, o davvero, la qualità era scesa talmente tanto in quel periodo che ho avuto l'idea di farla finita con quel gesso mischiato a medicinale, e poi era pieno di guardie ovunque, iniziava ad essere per niente divertente tutta la faccenda, la luna di miele stava per finire, e non è che sto qua a giustificarmi, ma forse un pò mi sento in colpa


e un mese, un mese esatto dopo, trovi il modo di entrare ancora nella mia esistenza, trovi il modo di entrare in una foto scattata da una mano inconsapevolmente tua complice, attaccata al braccio di una persona a me cara che si trovava lì per puro caso, e se avevo dei dubbi sul come, adesso posso esserne sicura, dati il luogo e la cattiva reputazione, i tuoi amici t'hanno alzato un altarino silvestre, con fiori croci e lettere ed è un attimo riconoscere il tuo nome, il tuo sorriso affissi a quel pino, e il fato da crudele diventa beffardo il fato si manifesta con una fotografia che per un attimo si è animata, come dei lampi montati a scatti, e ti ho potuta vedere, sola nella pineta deserta, circondata di poetica desolazione, la luce di metà agosto che filtrava tra i rami, accasciarti contro quell'albero, il culo magro che scivola lungo il tronco fino a terra, mentre l'aria nei polmoni cominciava già a venir meno, t'ho spiata, vista stendere le gambe su quello squallido tappeto d'aghi vegetali e metallici, e t'ho potuta sentire tirare un sospiro di sollievo e pensare finalmente, finalmente questa è l'ultima, e abbandonare la testa all'indietro, i capelli che si impigliano nella corteccia sbreccata, e ho potuto sentire il ronzio nelle tue orecchie che diventava sempre più insistente,il cuore frenare la sua folle, inutile corsa, e t'ho vista sorridere di soddisfazione, nello sforzo del vaffanculo finale.


scusami

2 commenti:

il Gaggio ha detto...

"Già. Questo è quello che sento sempre dire da tutti, la gente continua a dirmi che la mia grande vocazione nella vita è far soffrire gli altri. Il mondo galleggiava beato e libero dal dolore, l'umanità spensierata un'interminabile e divertentissima vacanza, ed ecco che viene alla luce Sabbath, e da un momento all'altro questo posto si trasforma in una valle di lacrime. Ma perchè? Qualcuno me lo può forse spiegare?"
"Ferma!"-urlò Matthew- "Ferma la macchina!"
"Matt portiamo dentro questo stronzo"
"Ferma questa cazzo di macchina Billy! Noi non lo portiamo dentro"
Sabbath si sporse immediatamente in avanti, barcollò in avanti, non potendosi reggere con le mani. "Portami dentro Billy. Non ascoltare Matt: non è obiettivo, si è lasciato coinvolgere a livello personale. Portami dentro, in modo che io possa pubblicamente pentirmi dei miei peccati e accettare la punizione che mi spetta".
La strada era costeggiata da boschi impenetrabili. La macchina della polizia si fermò su una cunetta. Billy frenò e spense i fari.
Di nuovo l'oscuro regno della notte. E adesso, pensò Sabbath, l'attrazione principale, la cosa più importante, l'imprevedibile culmine per il quale aveva lottato tutta la vita. Non si era reso conto di quanto desiderasse essere ucciso; non si era suicidato perchè aspettava che lo assassinassero.
Matthew scese dalla macchina, le girò attorno, aprì la portiera e fece scendere Sabbath. Poi gli tolse le manette e disse: "Se tu, lurido bastardo pervertito, se tu oserai menzionare il nome di mia madre con chiunque, o dire qualsiasi cosa su mia madre a chiunque, a chiunque ovunque in qualsiasi momento, io ti troverò!"- con gli occhi a pochi centimetri da quelli di Sabbath, ricominciò a piangere. "Mi senti vecchio bastardo? Mi senti?"
"Ma perchè aspettare quando puoi toglierti questa soddisfazione subito? Io scappo verso il bosco e tu spari. Tentava la fuga. Billy ti spalleggerà. Vero Billy?...Abbiamo permesso al vecchio di scendere a pisciare e quello ha tentato di fuggire"
"Stronzo di merda!"-urlò Matthew- "Lurido schifoso figlio di troia!"-e aprendo con violenza la portiera anteriore si tuffò letteralmente dentro la macchina.
"Ma mi state lasciando andare! Me la sono goduta nel mio modo rivoltante ancora una volta! E mi lasciate andare! Sono un mostro! Un mostro! Dopo aver causato tanto dolore il mostro è libero! Matthew!"
Ma la volante era ripartita, lasciando Sabbath immerso sino alle caviglie in quella poltiglia di fango primaverile, asserragliato da quei boschi di terra a lui estranei, dagli alberi piovosi, dai massi sgocciolanti, e più nessuno che potesse ucciderlo, tranne lui stesso.
E lui non poteva. Non riusciva a morire, cazzo! Come faceva a rinunciare?
Ad andarsene?
Tutto ciò che odiava era qui.

MadaM ha detto...

non è facile dire le parole giuste quando muore un amico.
tu ci sei riuscita molto di più di me.
anche se la tristezza penso sia la stessa.
ciao.