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29 settembre 2008

Ode to Joy






Io gli voglio bene agli Adicts.Hanno superato decisamente le mie aspettative, è valsa la pena attenderli con ansia per tutta l'estate. Il cantante, un pò mimo, un pò prestigiatore, ha tenuto splendidamente il palco, spargendo coriandoli, stelle filanti, lustrini, grossi palloni colorati, e sfoggiando bellissimi abiti di scena. Io non ho smentito la mia età cerebrale di quattordicenne fanatica urlando come un ossessa tutto il tempo, fino a scorticarmi l'ugola e mi sono fatta fare pure la foto con il cantante, e sarò anche stupida, ma sticazzi, è il punk rock. Viva La Revolution ripetuta due volte, la seconda tra un tripudio di palloni di plastica che rimbalzavano sulle teste e sulle creste del pubblico. E sì, si sono impegnati, i drughi, e parecchio, anche. L'intero concerto è stato un Inno alla Gioia, per chi sa cosa intendo, una gioia per le orecchie e anche per gli occhi, e poi a me piacciono i gruppi che fanno palco e mi piace il cantato con l'accento inglese, invece della solita inflessione americana coatta.
Dovrei riscriverlo questo post, renderlo più organico, ma sinceramente non me ne frega un cazzo. Costantinopoli mi aspetta. Viva la revolution e Viva il punkrock.


...e altre foto.

22 settembre 2008

Here I come Constantinople

I am coming Constantinople





è bello trovare il pezzo giusto per ogni situazione

17 settembre 2008

e se io crepassi non vorrei mai quelle schifose locandine funebri, l'ho già fatto presente a chi eventualmente dovrà occuparsene, chè nessuno deve provare compassione, chè nessuno dica se l'è meritato, è che l'ho saputo proprio nel modo peggiore o forse è stato meglio così senza sentire nessuna voce ad annunciarlo, senza vedere nessuna bocca piegarsi in un ghigno neanche troppo impercettibile di soddisfazione, chè ognuno ha quello che si merita, e io invece ripenso a quello che diceva la mia professoressa di latino e greco del liceo, vedo ancora la sua legnosa mandibola segnata ai lati da due solchi profondi alzarsi e abbassarsi come quella di un pupazzo da ventriloquo mentre dice che i vivi non piangono la perdita dei morti, ma si autocommiserano per essere rimasti in questa valle di lacrime, e dieci anni fa l'avevo trovata abbastanza cinica e mi era piaciuta come osservazione anche se la prof non mi piaceva, mi ricordava me stessa con quelle braccia ossute pensavo che non volevo essere come lei da grande e dicevo ai miei compagni di classe se divento così tiratemi una fucilata non ci voglio diventare così e poi però ammiravo le sue spille vittoriane, e adesso mi ritrovo a pensarla come lei

perchè da quando ho letto l'età e il nome su quel manifesto listato di nero, da quella mattina di giri burocratici in cui l'occhio distrattamente mi cadde sugli annunci funerari, non lo so come cazzo si chiamano quei manifesti che attaccano a gruppi di tre o quattro vicino alle chiese e non li avevo mai guardati, ma poi ho letto trenta e ho pensato si può morire a trentanni, proprio io, che bramo la distruzione, che mi compiaccio della catastrofe, persino io mi sono scomposta per la crudeltà del fato, e poi il mio occhio un pò meno distratto e ormai curioso va su al nome stampato sopra l'età, e il cognome mi diceva qualcosa, anche se io non la chiamavo mai per cognome, mi sa che l'ho sentito quella volta che ci portarono in questura, e il tempo di fare la curva, i manifesti scompaiono dalla mia visuale e al nome si sovrappone una faccia, un sorriso e due occhi nocciola che lampeggiano, la sua faccia, e la consapevolezza è insostenibile, non riesco a piangere nè a fare un cazzo di niente, solo a chiedermi come cazzo era successo, chè m'aveva detto che anche lei aveva smesso, anche se non riusciva a guardarmi negli occhi mentre le chiedevo se era vero, solo cocaina, m'aveva detto e io ho pensato che sempre meglio era, e cercava lavoro, m'aveva chiesto aiuto, ma evidentemente mi sentivo superiore, disintossicata di fresco, e diciamo la verità, avevo una paura fottuta di ricascarci, che mi contagiasse, e freddamente le risposi che da me non cercavano personale, stupida fottuta paranoica che non sono altro, ma avevo da pensare a me in quel momento, e frequentarci avrebbe fatto male a tutte e due

e l'ho anche invidiata un pò, ho invidiato la titolare di quel nome, perchè alla fine le cose sono andate come voleva lei, non più nè meno, è stato come se ci dicesse fottetevi tutti io me ne vado, rimaneteci voi qua a combattere, in una dipartita splendidamente rock'n'roll, consona al suo stile di vita, e anche in questo io ho fallito, bella, compagna mia di sventura, tu invece sei riuscita nel tuo intento live fast die young e mi ricordo quando fantasticavamo sul momento in cui ci avrebbero trovate assieme, riverse sui sedili del tuo fiestino verde ramarro, e poi ci dicevamo ma quand'è che capita con la merce scrausa che gira, e ci auguravamo buon appetito prima di sparare, tutte le volte e poi però forse io sono stata troppo vigliacca per continuare, o davvero, la qualità era scesa talmente tanto in quel periodo che ho avuto l'idea di farla finita con quel gesso mischiato a medicinale, e poi era pieno di guardie ovunque, iniziava ad essere per niente divertente tutta la faccenda, la luna di miele stava per finire, e non è che sto qua a giustificarmi, ma forse un pò mi sento in colpa


e un mese, un mese esatto dopo, trovi il modo di entrare ancora nella mia esistenza, trovi il modo di entrare in una foto scattata da una mano inconsapevolmente tua complice, attaccata al braccio di una persona a me cara che si trovava lì per puro caso, e se avevo dei dubbi sul come, adesso posso esserne sicura, dati il luogo e la cattiva reputazione, i tuoi amici t'hanno alzato un altarino silvestre, con fiori croci e lettere ed è un attimo riconoscere il tuo nome, il tuo sorriso affissi a quel pino, e il fato da crudele diventa beffardo il fato si manifesta con una fotografia che per un attimo si è animata, come dei lampi montati a scatti, e ti ho potuta vedere, sola nella pineta deserta, circondata di poetica desolazione, la luce di metà agosto che filtrava tra i rami, accasciarti contro quell'albero, il culo magro che scivola lungo il tronco fino a terra, mentre l'aria nei polmoni cominciava già a venir meno, t'ho spiata, vista stendere le gambe su quello squallido tappeto d'aghi vegetali e metallici, e t'ho potuta sentire tirare un sospiro di sollievo e pensare finalmente, finalmente questa è l'ultima, e abbandonare la testa all'indietro, i capelli che si impigliano nella corteccia sbreccata, e ho potuto sentire il ronzio nelle tue orecchie che diventava sempre più insistente,il cuore frenare la sua folle, inutile corsa, e t'ho vista sorridere di soddisfazione, nello sforzo del vaffanculo finale.


scusami

9 settembre 2008

(post frivolo) Captatio Malevolentiae

Finalmente. Finalmente l'estate è finita, come succede tutti gli anni, proprio quando mi ci stavo abituando, quando stava per piacermi davvero, malgrado la pressione bassa che cola a picco, malgrado le zanzare, malgrado l'ennesimo tentativo abortito di smettere di fumare, ci provo tutti gli anni non ci sono mai riuscita, forse l'anno prossimo, chissà.
E non vedo l'ora di tirare fuori i miei vestiti invernali, tutti i maglioncini, le felpe, le giacche e le camicie divise per colore nel mio armadio, i collant in un cassetto, le calze autoreggenti in un altro, le gonne scozzesi, i pantaloni di velluto a coste, gli stivali alti, gli stivali raso terra, gli stivaletti alla caviglia, i guanti di pelle rossa e quelli scamosciati verdi, sono superficiale e me ne compiaccio. Ho finalmente comprato i RayBan che sognavo da mezza vita più o meno, e non vedo l'ora di metterli con il mio parka mod e con gli stivali marroni vintage della mia mamma. Sono frivola lo so, ma la frivolezza m'ha salvato. La frivolezza mi distrae, mi fa passare il tempo, mi consola in una mattina triste di solitudine forzata, e ci vuole anche una discreta dose di coraggio a essere così venali oggi che tutti ostentano la propria profondità, il proprio impegno, tutti occupati a far vedere quanto sono belli e mesti dentro, io no, non sono bella per niente dentro, sono vuota, e non me ne vergogno, ho un fantastico cappotto grigio con le maniche a campana che nasconde molto bene tutta la mia vacuità, la avvolge alla perfezione, ho una frangia che cade dritta sugli occhi giusto per coprirne l'espressione assente, annoiata, mascherata anche da abbondanti passate di rimmel, ho un caschetto perfetto, liscio e compatto a dissimulare un cervellino minuscolo che non funziona -ahimè- granchè bene. Ho un baule di alluminio rivestito di gommapiuma, una di quelle scatole che usano i djs per metterci i vinili, piena di borse di ogni forma e dimensione, grandi almeno per contenere un libro, e il lettore mp3, borse che uso per trasportare l'insoddisfazione e la frustrazione da un punto ad un altro. E sì, sono effimera, ed estremamente vanitosa. In questo momento essere apprezzata per ciò che penso è l'ultimo dei miei problemi, non mi interessa fare a gara con battagliere veterofemministe brutta copia dei maschi, nè con languide tardone dark dall'aria sofferta che mi citano Kipling a menadito (che poi io Kipling me lo leggevo alle medie,vabbè) non mi interessa farmi ammirare per le mie osservazioni argute, per la mia cultura, per il mio impegno politico, e mi fanno solo ridere quando si permettono di osservare che tutto questo "non è punk" come se avessimo ancora quindici anni, come se punk rock fosse andare in giro sporco con le creste e le croste, ebbene si, signori, le mie orecchie devo ancora sopportare questi noiosissimi stradatati luoghi comuni, e se solo leggessero si documentassero un minimo prima di parlare saprebbero che invece il punk, almeno come lo intendono nelle loro testoline intossicate da MTV era all'85 x cento aspetto esteriore, o come dire che sei stupida solo perchè ti senti contenta di essere femmina e ti comporti di conseguenza e no perchè così diventi un giocattolo sessuale alla mercè del porco sciovinista maschio e quindi ti devi imbruttire, capito, non portare più il reggiseno, non truccarti, portare solo scarpe da ginnastica, e questo me l'ha detto una che si vantava di essere andata in vacanza a santo domingo o dove cazzo è andata portandosi non so quante scatole di preservativi, perchè l'unico modo che queste residuate del sessantotto conoscono per godere è mettersi alla stregua dei maschi, e al ritorno si vantava di tutte le conquiste fatte, e a me non sembrava molto femminista come atteggiamento, nè molto femminile, ma solo molto squallido, e tornando a me in questo periodo della mia vita non me ne frega un benemerito cazzo, voglio soltanto crogiolarmi nella mia scarsa profondità, alla faccia dell'impegno e della gravità intellettuale, e staccare dal lavoro la domenica mattina alle 6 con 2- 3 shottini, un sex on the beach e un rum e coca che mi tonitruano in corpo e andarmene a porta portese passando per il lungo tevere con il sole che comincia a ghignare tra le antenne dei palazzi, a rovistare tra le bancarelle appena aperte.

1 settembre 2008