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21 agosto 2008

Lava lava tanto la macchia rimane, e solo io posso vederla. Lavo vetri già puliti per espiare le mie colpe, mentre Milano calibro 9 scorre sullo schermo così per compagnia, metto solo le scene che più mi piacciono tipo quella dove la Bouchet balla vestita solo di perline,o quando loro due si riincontrano, o quella finale che non descrivo perchè sennò poi chi non l'ha visto potrebbe anche incazzarsi, e guardo gli stralci di film attraverso il vetro così pulito da essere invisibile, lo lavo così come mi ha insegnato mia nonna, con l'alcool denaturato e i fogli di giornale, che viene meglio
e sfrega sfrega, che la macchia non viene via manco per il cazzo, e nessuno me lo leva dalla testa che se quelle due piccole mezzelune con le punte all'ingiù si sono spente per sempre la colpa è mia nient'altro che mia, e hai voglia a te, certe macchie non passano

e scartavetra scartavetra sul muro parola per parola quella lettera che avevo dimenticato nascosta sotto il poster di Johnny Rotten, e adesso non me ne può sbattere meno di zero di quello che c'era scritto su quel muro, nè tantomeno della persona che s'è presa il disturbo di scrivere belle paroline melense che sembravano stare tanto bene tra di loro all'epoca e adesso stridono innaturali e basta, fatto sta che adesso che mi sono decisa a ridipingere la camera finalmente, a eliminare gli ultimi residui di adolescenza scarabocchiati sul muro, i testi delle canzoni che mi piacevano e per non scordare mai scrivevo sull'intonaco per la gioia di mio padre che mi urlava dietro ogni volta che malauguratamente capitava in camera mia, dicendo che gli avevo rovinato una stanza con le mie scritte a pennarello e i disegnini che mi lasciavano i miei amici, come se le pareti fossero le pagine di un diario, ma chi sarà mai sto kurt che mi faceva tanto impazzire poi? e insomma dicevo la lettera che stava lì ad aspettarmi beffarda sotto il manifesto di John Lydon che indossa la giacca con la siringa appuntata come spilla, è stata la prima cosa che ho cancellato dalla parete
e gratta gratta il muro con la carta vetrata fino a far rinvenire il grigio del cemento o di che materiale c'è sotto non lo so non sono un muratore, e sarebbe bello se si potesse cancellare e riimbiancare tutto quante volte vuoi, ma alla fine anche il muro si consuma, e c'è anche un search and destroy in verde e nero accan
to allo specchio e quello lo lascerei ma ho deciso proprio di imbiancare tutto come si fa con i sepolcri, anche la scritta Misfits venuta perfetta come l'originale e spruzzata con il sangue vero, sangue del mio sangue- è un quadro de vita, è un quadro de morte, avrbbe detto Cesare- e anche quella gratto via, che non sta bene,
e strofina strofina, sotto l
a doccia, mi lavo con un bagnoschiuma gusto detersivo, dovrebbe essere all'avena ma a me sembra soltanto sapone per piatti, gli specchi fumè che ricoprono il mobiletto posto sopra il lavandino fanno un angolo e io posso scorgere il riflesso del mio viso, leggermente appuntito dall'angolazione, vedo la mia testa, i bioccoli di schiuma come fiori bianchi estivi tra i capelli di una giovane donna francese di metà ottocento, e per un attimo mi rivedo bambina, non so perchè, e strizzo gli occhi per non far entrare la schiuma e le piccole mezzelune con le corna all'ingiù stanno lì e ridono,
e sfrega sfrega che la colpa non si cancella

2 commenti:

Adam ha detto...

non c'è niente da cancellare, piccola ape industriosa......

Rinko Starr ha detto...

volevo mettere the spot di snakefinger come commento ma non ci riesco...